IL PICCOLO COMMERCIO SE NE VA.
E LA CITTA' CAMBIA
(da "IO donna" - all. al Corriere delle Sera - RCS periodici - 28.10.2000)

Addio alle vecchie botteghe, ornamento delle nostre città. Ogni città fino a ieri aveva infatti una ricchezza oggi quasi scomparsa: il piccolo commercio.
Il proliferare delle botteghe contribuiva alla loro fisionomia non meno delle antiche chiese, dei palazzi, delle opere d'arte di cui erano, e sono, così ricche. C'era qualcosa di romanzesco in quegli esercizi commerciali che s'identificavano, a volte per più generazioni, con la storia di una famiglia.
Chi stava dietro il banco conosceva la maggior parte di quelli che entravano; era al corrente di amori, tradimenti, consistenza dei patrimoni. In molti casi intavolava con i clienti conversazioni succose. In certi negozi, soprattutto di alimentari, esisteva il "Libretto" su cui venivano registrati gli acquisti che sarebbero stati pagati a fine mese. Nelle tabaccherie si vendevano le sigarette sciolte. E chi voleva comprare un abito o un paio di scarpe non concludeva l'affare senza un tentativo, più o meno prolungato, di contrattazione. Insomma il piccolo commercio funzionava su vari piani: come anima della vita di quartiere, osservatorio sociale, centrale del gossip, banca che praticava piccoli prestiti senza interesse. E se l'assortimento delle merci non era così ricco com'è oggi quello dei supermercati o degli ipermercati, restava la speranza di scovare da qualche parte articoli cercati a lungo inutilmente, visto che nessuno li produceva più.
Non vi nascondo i vantaggi offerti dalla cosiddetta "grande distribuzione": i prezzi più bassi, le offerte, i bollini, la possibilità, assicurata dalle carte di credito, di non procedere ad un pagamento immediato (cosa che un tempo avveniva macchinosamente attraverso i "libretti").
Dunque dal punto di vista economico non c'è perdita, anzi.
La perdita è su altri piani. Su quello sociale e comunicativo e soprattutto su quello estetico. Ad andare smarrita è la grazia che veniva alle nostre città italiane, europee, in particolare a certe vie, da un susseguirsi di botteghe che con le loro particolarità e i loro arredi erano una sorta di autobiografia degli esercenti, delle loro famiglie. Dunque, di una società.
Giovanni Mariotti